CTO lucido
Le tre abitudini che mi tengono lucido come CTO

Fare il CTO non è uno sport per cuori deboli.
Le decisioni davvero importanti arrivano spesso:
- con informazioni incomplete,
- sotto pressione,
- in mezzo a notifiche, riunioni e imprevisti tecnici.
Per un po’ ho creduto che la risposta fosse “basta lavorare di più e più forte”.
Poi ho capito una cosa semplice ma scomoda:
Se non proteggo la mia lucidità mentale, sto sabotando il mio stesso lavoro.
Negli anni ho costruito alcune abitudini personali che non hanno niente a che vedere con l’ennesimo framework o tool, ma che impattano in modo diretto sulla qualità delle decisioni che prendo ogni giorno.
Sono tre pilastri molto concreti:
- routine quotidiane e metodo,
- sport come decompressione,
- disconnessione e autenticità come strumenti di lavoro, non come “bonus” opzionali.
Routine quotidiane e metodo: sport, disconnessione, autenticità
Non esiste lucidità senza disciplina.
Non parlo di disciplina “militare”, ma di micro-abitudini che, sommate, fanno la differenza.
Una giornata “tipo” che funziona per me
Non tutte le giornate sono perfette (anzi). Ma quando le cose girano bene, di solito sto rispettando più o meno questo schema:
Mattina presto: corpo prima di tutto
- Niente mail e niente Slack appena sveglio.
- Un po’ di movimento (una corsa prima di colazione aiuta a snebbiare la mente).
- La colazione dei campioni, abbondante ma bilanciata
- 5–10 minuti per mettere a fuoco: cosa è veramente importante oggi?
Mattina lavorativa: focus profondo sulle decisioni
- Slot dedicati alle decisioni complesse e al pensiero strategico.
- Riunioni “pesanti” (allineamenti tecnici, 1:1 importanti) nei momenti in cui la testa è fresca.
- Zero multitasking: o parlo con una persona, o penso a un problema. Non entrambe le cose insieme.
Pomeriggio: execution e supporto
- Risposte, feedback, revisione di proposte tecniche.
- Slot per “essere disponibile” al team, senza però lasciare che la giornata diventi solo reattiva.
Sera: stacco vero (almeno per qualche ora)
- No tab aperte “per sicurezza”.
- Notifiche limitate al minimo indispensabile.
- Spazio mentale libero da riempire con tutt’altro.
Non ci riesco tutti i giorni, ma ho notato una cosa:
quando salto sistematicamente questi pilastri, le mie decisioni peggiorano.
Divento più nervoso, più superficiale, più impulsivo.
Il filo conduttore: autenticità
Routine e metodo non servono a diventare una macchina.
Servono, paradossalmente, a permettermi di essere più autentico:
- Se sono stanco, lo dico.
- Se non ho abbastanza dati per decidere, lo ammetto.
- Se non riesco a seguire una cosa, non faccio finta.
Questa autenticità parte dalla cura di base verso me stesso: se mi tratto come una risorsa infinita da spremere, finisco per trattare così anche il team.
Lo sport come decompressione (non come performance)
Per anni ho usato lo sport come se fosse un’altra cosa da ottimizzare: tempi, risultati, progressi.
Ora lo vedo in modo diverso:
Lo sport è il momento in cui il mio cervello smette di essere CTO e torna a essere solo un corpo che si muove.
Cosa mi dà davvero lo sport
Non è questione di “essere in forma perché fa bene alla salute” (che è vero, ma è generico).
Quello che sento in modo diretto sul lavoro è:
Reset mentale
- Dopo un allenamento, problemi che sembravano bloccati spesso diventano più chiari.
- Le priorità si riordinano: ciò che era “urgentissimo” smette di essere così assoluto.
Riduzione del rumore di fondo
- L’ansia tecnica (incidenti possibili, backlog infinito, rischi futuri) si abbassa.
- Resta la parte razionale: “ok, cosa posso fare adesso in concreto?”.
Migliore gestione del conflitto
- Quando ho scaricato tensione fisica, è molto più difficile che mi parta una risposta impulsiva in call.
- Riesco a separare la persona dal problema tecnico con più facilità.
Non serve essere atleti, serve essere costanti
Non è importante che sport fai. Conta la regolarità, non l’epicità:
- una corsa leggera,
- una camminata lunga,
- una nuotata,
- un giro in bici,
- anche solo 20–30 minuti di movimento serio.
Il punto chiave è questo:
Il tempo dedicato allo sport non è tempo tolto al lavoro, è tempo investito per non lavorare male.
Quando salto lo sport troppo a lungo, inizio a compensare con:
- più ore alla scrivania,
- più caffeina,
- più scrolling senza senso.
E nessuna di queste cose migliora la mia lucidità.
Come disconnettere per pensare meglio
Nel ruolo di CTO la disconnessione non è mai totale, lo so.
Ma tra “sempre reperibile” e “sempre connesso” c’è una differenza enorme.
Disconnettere non significa sparire
Disconnettere significa:
creare finestre protette, durante le quali:
- nessuno si aspetta una risposta immediata,
- posso stare su un problema con calma,
- posso anche permettermi di non pensare al lavoro.
avere canali chiari per le emergenze vere
- “Se esplode qualcosa, mi chiami qui.”
- Tutto il resto può aspettare.
Perché la disconnessione migliora la qualità del pensiero
Quando sono sempre connesso:
- ragiono per reattività, non per strategia,
- rispondo per “spegnere incendi”, non per prevenire quelli futuri,
- prendo decisioni sul breve perché non ho spazio mentale per il medio-lungo.
Quando invece mi concedo spazio per disconnettermi:
- alcune idee arrivano in ritardo, ma arrivano meglio:
- sotto la doccia,
- camminando,
- facendo tutt’altro;
- smetto di confondere rumore con segnale:
- non tutto quello che arriva su Slack merita la mia attenzione,
- non tutto ciò che è urgente è importante.
Una cosa che ho imparato a fare è proteggere blocchi di tempo “deep focus” in agenda, dichiarati al team.
Non perché io sia “importante”, ma perché:
Se il CTO non trova mai il tempo per pensare, l’azienda finisce per navigare a vista.
Il ruolo dell’autenticità nel decision making
L’ultimo pilastro, che lega tutti gli altri, è l’autenticità.
Non parlo in senso astratto. Parlo di decisioni concrete:
- dire “non lo so” quando davvero non lo so;
- dire “mi serve tempo per pensarci” invece di rispondere di getto;
- dire “questo è un rischio che accetto” invece di nascondermi dietro frasi vaghe.
Perché l’autenticità è un asset tecnico
Può sembrare un tema “soft”, ma ha impatti durissimi sul piano tecnico:
Migliora la qualità delle informazioni
- Se il team percepisce che posso ascoltare anche brutte notizie senza esplodere, i problemi emergono prima.
- I developer non hanno paura di dirmi “questa soluzione è fragile” o “non ci stiamo dentro con i tempi”.
Riduce i bias nelle decisioni
- Posso ammettere che una scelta passata non sta funzionando.
- Posso cambiare idea senza trasformare la discussione in una guerra di ego.
Costruisce fiducia
- Un “non sono convinto, parliamone” sincero vale più di una risposta perfettamente confezionata ma vuota.
- Il team percepisce che la mia priorità non è “avere ragione”, ma prendere la decisione migliore possibile.
Autenticità e vulnerabilità non sono debolezza
Essere autentico non significa lamentarsi o scaricare ansia sul team.
Significa:
- mostrare che anche io ho limiti,
- ma che mi prendo la responsabilità di gestirli in modo adulto.
La disciplina mentale entra in gioco proprio qui:
Più curo il mio equilibrio, più posso permettermi di essere trasparente senza perdere lucidità.
Se sono esausto, divento cinico.
Se sono lucido, posso essere onesto senza diventare distruttivo.
In chiusura
Le tre abitudini che mi tengono lucido come CTO non hanno nulla di magico:
Routine quotidiane e metodo
- qualche rituale fisso,
- protezione dei momenti di focus,
- spazio per non essere solo “uomo-macchina”.
Sport come decompressione
- non per performance,
- ma per scaricare tensione e resettare il cervello.
Disconnessione e autenticità
- per pensare meglio,
- per prendere decisioni più pulite,
- per costruire un contesto in cui anche il team può essere lucido.
La tecnologia corre, i problemi cambiano, gli stack invecchiano in pochi anni.
Quello che resta è come usiamo la nostra attenzione, il nostro tempo e la nostra testa.
E alla fine, nel ruolo di CTO, la disciplina mentale è davvero il miglior alleato tecnico che abbiamo.
Valerio's Cave